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l'era della svogliatezza
L'ESTETICA DI GIUSEPPE DA COPERTINO
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2012



    Giuseppe da Copertino, santo, è l’emblema dell’estetica dell’oltre, che tanto fortemente sta segnando la nostra era. Nato in Puglia nel 1603, il religioso visse una mistica profondissima che lo portò all’estasi ripetute volte; cominciò con la levitazione e giunse a compiere voli, tanto da meritarsi il patronato degli aviatori. Ma Giuseppe da Copertino è anche qualcosa di più. Al di là della mera prestidigitazione religiosa, il nostro Giuseppe venerò e fu venerato in modo fanatico. La sua adorazione per la Madonna lo spinse a desiderare così tanto una Sua icona per il convento in cui viveva che quando la ebbe tra le mani la distrusse, conscio ormai del fatto che venerava più il feticcio che non la Madonna stessa. Esempio, dunque, di grande rigore religioso ma anche di gretta iconoclastia. Alla sua morte, d’altronde, il corpo venne subdolamente esposto al pubblico e la calca giunta in cattedrale per vederlo o toccarlo fu tale che scoppiò un incendio, tanto che quel ludibrio funebre si trasformò in una carneficina umana: il contenitore terreno di Giuseppe si salvò miracolosamente eccetto un dito e il cuore, asportati da qualche fanatico di reliquie.
    L’intera parabola di Giuseppe da Copertino è quindi da ascrivere pienamente alla fenomenologia religiosa, ma in essa si trovano alcune importanti similitudini con l’odierna esaltazione dei simulacri, siano essi rockstar, opere d’arte, status-symbol, informazioni di massa, life-style. Non v’è forse lo stesso fanatismo iconoclasta dietro le morti di Michael Jackson, Amy Winehouse e Whitney Houston? Non v’è forse la stessa ferrea convinzione nelle notizie provenienti da internet? Non v’è forse la stessa feroce bestialità dietro gli scempi mediatici di Novi Ligure, Cogne, Avetrana e Garlasco? Non v’è forse lo stesso modus operandi dietro gli attacchi kamizake in Iraq, Afghanistan, India e Yemen?
    Da come la storia sembri ripetersi e con quale sorprendente periodicità, si potrebbe giungere alla conclusione che la storia stessa non esista. Ma a quel punto sarebbe un errore negare che è la materia umana a non mutare mai nel tempo, simile a se stessa dai secoli dei secoli.  Giuseppe da Copertino non ebbe mai l’accortezza di distinguere il falso dal vero, e ciò risulta ovvio per via della sua ferma convinzione mistica, in un’epoca in cui il figlio del contadino era contadino e quello del conte, per sillogismo, era conte. Figuriamoci se Dio non faceva ciò che prometteva nei libri sacri! Ma oggi, abbandonata quella vena irrazionale tipica delle religioni secolari, non si potrebbe riportare l’estetica e il gusto globali ad Eros, piuttosto che continuare nell’era di Porne? Se la misura delle cose non verrà ricercata alla svelta sarà legittimo pensare che questa civiltà, la nostra, non sia mai progredita davvero.
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